Il Risveglio dalla Finzione Identitaria

L'Illusione dell'Identità e il Silenzio della Dignità.
Nella ricerca interiore, ci si potrebbe imbattere in un bivio fondamentale, quasi impercettibile ma decisivo: la distinzione tra la Dignità e l'Identità. Sebbene nel linguaggio comune i due termini vengano talvolta sovrapposti, la loro natura e i loro effetti sono diametralmente opposti.
La Dignità come Valore Inalienabile
La dignità viene definita come un valore intrinseco e inalienabile di ogni essere umano. Essa non dipende dai meriti acquisiti, dai ruoli sociali, dal lavoro svolto o dalle appartenenze a determinati gruppi o percorsi. La dignità "non ha bisogno di intrattenersi" o di ricavare valore da ciò che si fa; essa semplicemente è. a dignità è un valore che non necessita di "fare". È un riconoscimento che precede l'azione e l'appartenenza, ponendosi come un nucleo centrale che merita rispetto a prescindere dalle contingenze esterne.
L'Identità: L'Anticamera del "Sonno"
Al contrario, l'identità si manifesta attraverso un processo di identificazione. Quando ci identifichiamo con un ruolo, un comportamento (solitamente ossessivo o megalomane) o un'immagine di noi stessi, allora cediamo il passo all'affascinazione. Questo stato di fascinazione è considerato l'anticamera del "sonno della coscienza".
In questo contesto, l'identità non è un valore, ma una costruzione dell'Io psicologico e delle "legioni della manifestazione egoica". Quando l'insegnamento spirituale o psicologico si focalizza eccessivamente sull'identità, spacciandola erroneamente come "valore di sé", rischia di innescare un meccanismo, una risposta automatica prevista dalla natura a salvaguardia della sopravvivenza: il sonno della coscienza prende la forma di un comportamento (fase attiva, area del territorio: relè mucosa del retto + relè mucosa dei bronchi).
Il Meccanismo del Sonno
Mettere mano all'identità (relè retto) o metterla in discussione può spalancare le porte a un profondo senso di precarietà (relè bronchi). Per placare questa incertezza, l'individuo cade nel "sonno", nella meccanicità della natura di mantenimento, attraverso un meccanismo biologico di tutela, il comportamento appunto, che conduce verso la mitomania/fascinazione. In questo stato:
Qualcosa o Qualcuno (anche se pessimo o volto al sonno) viene esaltato.
Quel qualcosa e quel qualcuno viene difeso a ogni costo perché l'identità è ormai figlia della fascinazione per quel qualcosa/qualcuno.
Il comportamento, la meccanicità della biologia come prevista dalle leggi di natura, serve a proteggere quella fragile identità costruita.
L'identità va difesa, come una guerra contro ogni sollecitazione che la metta in discussione o la ridimensioni: la fascinazione si accompagna alla megalomania, con la continua necessità di stabile e difendere la propria posizione, la propria “verità”.
Uno dei tratti salienti dell'analisi dell'Io Psicologico descrive L'ego come falsa informazione. L'Ego si trova a un livello più profondo della mente, è come un filtro, un impedimento alla coscienza. Dunque, la psicologia e la psicanalisi operano sulla mente, l'ego è un costrutto più profondo. Ha infiniti appigli, rapisce la luce della conoscenza volgendola a proprio vantaggio, imprigiona la luce, la nostra luce. Nessuna seduta di terapia può eliminare L'ego, esso è fatto di una sostanza che solo la Forza Spirituale può eliminare. Neppure la preghiera o l'atto psico-magico possono giungere a dissolvere L'ego. La Forza, solo Lei, è in grado di eliminare L'ego poiché Lei sola ha la caratteristica di accogliere la Luce liberata. Altrimenti, altri Ego si nutriranno della forza liberata. Mentre quando agisce Lei, l'energia si moltiplica, la consapevolezza di sé si espande, l'intuizione diventa legge, il pensiero si placa, il corpo sperimenta una beatitudine non evanescente e l'aspetto cambia...poiché L'Ego ha capacità morfiche, quando viene sublimato o disolto, il corpo cambia.
La dignità è come un ponte in grado di ricondurre a sé ogni esperienza, traendo insegnamento persino dai "pessimi maestri", dalle situazioni avverse. Sapere estrarre il Sale da ogni cosa senza rimanere sollecitati e rinunciando ai crediti del mondo. Il Gatto che ambisce a diventare Leone, prima di ogni ambizione, deve rinunciare al Topo. L'identità si lavora attraverso la rinuncia e non certo attraverso l'ambizione, infatti la fascinazione è anch'essa figlia delle sollecitazioni che provengono dal mondo.
PISTI SOFIA – LIBRO SECONDO, CAP 95. In verità vi dico: «Quel mistero è vostro e di ognuno di coloro che vi ascolterà rinunciando a tutto questo mondo e a tutta la materia che è in esso, rinunciando a tutti i cattivi pensieri che sono in esso, rinunciando a tutte le sollecitazioni di questo eone».
Or dunque, vi dico che per chiunque rinuncerà a tutto questo mondo e a quanto si trova in esso, e si assoggetterà alla Divinità, quel mistero sarà più facile di tutti i misteri del regno della luce, sarà compreso prima di tutti, sarà più semplice di tutti. Colui che perviene alla conoscenza di quel mistero, rinuncia a tutto questo mondo e a tutte le sollecitazioni che si trovano in esso. È per questo che, una volta, vi dissi: «Quando siete afflitti e aggravati sotto il vostro peso, venite a me e vi ristorerò; poiché il mio peso è leggero e il mio giogo è dolce». Or dunque, chi accoglierà quel mistero, rinuncia a tutto il mondo e alle sollecitazioni di tutta la materia che si trova in esso. Perciò, miei discepoli, non siate tristi pensando di non potere comprendere quel mistero. In verità vi dico: quel mistero si comprende prima di tutti i misteri. In verità vi dico: quel mistero è vostro, e di ognuno che rinunzierà a tutto il mondo e a tutta la materia che in esso si trova. Or dunque, miei discepoli, miei compagni, e miei fratelli, ascoltate, e vi inciterò alla conoscenza del mistero dell’ineffabile del quale vi parlo. Ormai, infatti, sono giunto a parlarvi della conoscenza completa nella distribuzione del tutto, poiché la distribuzione del tutto è la sua conoscenza.
La rinuncia è uno stato interno di non fascinazione, dove tutte le sollecitazioni del mondo non hanno più spazio di azione, non mi spostano, non mi fanno sentire migliore o peggiore. Non ho un ruolo da difendere dalle sollecitazioni esterne, dal mondo! La Dignità è qualcosa che sento nel profondo, è inalienabile, si manifesta nei diversi ruoli o identità che il mondo ha costruito e questi ruoli li vesto e svesto come un abito, sapendo di non essere l'abito! Porto ogni abito emanando la dignità del mio Essere, proteggo questa profondità, cercando di costudirla e renderla sempre più manifesta.
Il Risveglio e il Ritorno alla Realtà
Il "bel risveglio" da questo stato di meccanica fascinazione e identificazione non è privo di conseguenze. Viene descritto metaforicamente come un brusco impatto con la realtà ("sbattere il culo") che non può essere che accompagnato da un malessere anche fisico, segnando la fine dell'illusione, come una "Cenerentola" che torna alla sua condizione originale dopo il ballo. Proteggere la dignità, dunque, appare come un atto radicalmente diverso dal difendere l'identità.


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