Nosce Te Ipsum. Distinguere ciò che è, da ciò che sembra Essere

 

Nosce Te Ipsum

Distinguere ciò che è, da ciò che sembra Essere

Conosci Te stesso

Conosci Te stesso. Sarebbe da porsi una domanda preliminare: fino a che punto desideri conoscere? E quanto sei disposto a mettere in discussione ciò che ti è stato trasmesso?

Conosci Te stesso. Ci sono testimonianze che questa iscrizione accoglieva coloro che si approssimavano alla soglia del tempio di Delfi. Questo invito è il saluto della divinità: conoscere sé stessi non come saluto astratto, bensì come invito a riconoscere ciò che sappiamo, ciò che crediamo di sapere, e ciò che ancora non conosciamo ed il modo in cui ci si muove nella propria esperienza, questo equilibrio è sensatezza.

La riconosciamo meglio con questo nome, noi nati più tardi. Mentre presso gli antichi il suo nome è Temperanza1 quale forza garante dell'equilibrio cosmico e della giustizia. La temperanza indica il recupero della salute quale equilibrio fra mentale e emozionale attraverso il dominio della natura di mantenimento, non attraverso la repressione, bensì la sublimazione.

In questo modo, Platone (Carmide, IV sec. A.C.), ci consegna l'esperienza legata alla sensatezza o temperanza, che non proviene dalla calma, non ha natura di utile o inutile, piuttosto essa ci accompagna a mettere luce. Infatti è la scienza che appartiene a tutte le scienze e senza la quale non vi è scienza alcuna. Questa virtù è la massima espressione della capacità di mediare fra il razionale e l'emozionale.

Se il "Conosci te stesso" è osservare il proprio modo di funzionare, allora ogni modello che propone strumenti di osservazione dell'essere umano può diventare un'occasione per esercitare questo invito.

Siamo abituati a studiare il funzionamento del corpo attribuendogli significati arbitrari o precostituiti, senza ampliare l'osservazione alla relazione tra ciò che percepiamo e il modo in cui l’organismo reagisce, questo ci priva della sensatezza o temperanza.

Il modello teorico delle 5 Leggi Biologiche da questo punto di vista ci invita ad ascoltare la V legge biologica che è un invito rivolto a chi si trova davanti alla soglia del sintomo, del disagio (fisico o psichico): conosci Te stesso, "a discapito di ciò che ti hanno insegnato", cioè sii sensato, vaglia e porta equilibrio in tutte le tue parti (cit. V Legge Biologica).

Lo stesso monito ci viene anche dal passato: “Non bisogna cercare di guarire gli occhi senza la testa, né la testa senza il corpo, né il corpo senza l’anima; se il tutto non sta bene, è impossibile che la parte stia bene.”

Questa consegna che viene dall'antichità, ci invita alla ricerca dell'equilibrio fra le parti e ci sprona a una riflessione ancora attuale: un sintomo, un disagio psichico è qualcosa che inevitabilmente ci parla del nostro corpo, pertanto di ciò che alberga in noi. Il sintomo non può essere rilevato dall'esterno, solo il soggetto lo sente, è possibile dunque vedere il mal di testa di Carmide? possiamo davvero comprendere un sintomo osservando soltanto il punto del corpo in cui si manifesta?

In questo senso, “Conosci Te stesso” diventa un invito a osservare "il tutto": corpo, mente, anima. Dare spazio alle proprie osservazioni che contemplano percezioni e passaggi biologici (sintomi o segni) con maggiore consapevolezza. Infatti, in base al modello teorico delle 5 leggi biologiche, ogni sintomo è l'espressione di un modo in cui la psiche ha percepito un'esperienza (date certe condizioni che esulano dalla trattazione di questo articolo).

La percezione è una qualità della psiche e non è una fotografia della realtà. È il risultato di un filtro. Potremmo definirla uno spazio in cui opera il filtro. Quest'ultimo lo potremmo descrivere come un censore addestrato a economizzare in accordo alla natura di mantenimento (intesa come continuità biologica).

Questo censore limita la percezione delle esperienze a ciò che è già conosciuto, economizza e irretisce poiché è condizionato dalle esperienze che abbiamo collezionato nella storia personale (memorie).

Questa funzione della percezione basata sul condizionamento permette il mantenimento dell'esperienza umana come continuità biologica. Dunque la sopravvivenza è garantita poiché si ripropongono le memorie, le strategie, che avendo avuto successo nel passato, non è più necessario vengano vagliate e aggiornate. Così non ci si interroga più sulla attualità delle scelte compiute nel passato: parliamo infatti di storia, appunto storia personale.

La Prima Legge Biologica propone una lettura del funzionamento della psiche che apre a un'altra possibilità: forse non ti senti trattato ingiustamente dalla persona che hai davanti; forse oggi, quella risposta emozionale (ingiustizia) appartiene alla prima esperienza nella quale quella strategia si è rivelata necessaria alla tua sopravvivenza. Infatti non tutti ci alteriamo per le stesse situazioni o persone. Se è così, allora il problema non è più soltanto ciò che accade fuori di noi. Diventa decisivo comprendere come ciò che accade viene percepito.

In questo spazio mette piede il monito "Conosci Te stesso", questo invito divino, che sulle prime opera affinché risorga la capacità di osservare, cioè quella propensione della psiche che è peculiare della nostra natura umana fin dall'infanzia.

L'osservazione può essere esercitata affinché apporti nuovi elementi di indagine nelle esperienze e giunga a rendere più consapevole la nostra manifestazione: cioè a fronte di un evento che si ripete ad un certo punto, spinti anche dall'invito di conoscere se stessi, si colgono elementi che non si erano mai notati. Un po' come quando torni a casa dopo una lunga assenza, apri un cassetto e ritrovi cose che non ricordavi neppure di avere, ma erano lì, dentro casa tua.

Osservare, da solo, non cambia il modo in cui il corpo risponde (fisiologia), ma può cambiare il modo in cui scegliamo di stare dentro quell'esperienza.

L'osservatore, con il suo bagaglio di nuovi dati raccolti, sebbene non possa modificare la risposta emozionale e biologica, ha tuttavia la capacità di richiamare a sé la Volontà (che non si sviluppa involontariamente), che è una qualità estranea alla psiche, estranea alla fisiologia, è una qualità della coscienza.

Solo la Volontà può trasformare quel processo di osservazione che, attraverso l'esperienza, rende possibile un cambiamento della percezione.

Rivoluzionare la percezione aggiunge un nuovo sapore al vissuto, non più irretito dalla storia personale.

Questo è il sapore di un vero scioglimento, di un cambiamento di percezione che sposta la nostra mente e il nostro corpo per effetto dell'intervento della volontà che trasforma l'esperienza in consapevolezza.

La consapevolezza si manifesta aprendo nuovi orizzonti di crescita e evoluzione che passano i limiti della natura di mantenimento che ci vorrebbe invece fedeli alle risposte percettive che abbiamo collezionato nella nostra storia.

La qualità di sapere ciò che si sa e soprattutto di sapere ciò che non si sa, è piena autonomia,  piena capacità di provvedere a sé stessi sublimando la natura di mantenimento e il suo bagaglio di reattività meccanica. La sensatezza o temperanza è pienezza dunque e la sua assenza ci fa sperimentare il vuoto interiore, la brama. La brama è oggi una piaga insaziabile che sta divorando questa civiltà che da millenni persegue un traguardo di intelligenza privato della miscela del sentimento. La Temperanza è in disuso e possiamo interpretarla attraverso il concetto di sensatezza, che comunque ci sfugge di mano e non appartiene compiutamente al nostro piano di manifestazione, poiché come abbiamo visto, serve più di uno sforzo per conoscere sé stessi.

Se la conoscenza di sé oggi conduce alla sensatezza, diventa allora inevitabile analizzarne anche l'opposto e domandarsi che cosa accade quando questa capacità viene meno: che cosa è l'assenza totale di sensatezza?

La potremmo descrivere come una forma di demenza, che sta accompagnando ognuno di noi alle soglie dell'estinzione. Fisiologicamente, il modello delle 5 Leggi Biologiche propone una lettura che fa in buona parte riferimento ai tessuti derivati dall'endoderma. Questi tessuti sono dediti appunto all'assimilazione del boccone sia reale che traslato, le cui emozioni o sentiti hanno come comune denominatore le necessità viscerale di ottenere o respingere cose. La brama di un corpo che necessita di qualcosa per la sua sopravvivenza, o continuità biologica, che non ci rende mai sazi poiché questo processo è alterato dalla percezione, dal filtro del censore, che opera a economizzare in base alle esperienze del passato, rendendoci ingordi e cinici.

Il modello propone una lettura dello stato psichico che deriva da questa posizione percettiva o emozionale, sia come stato transitorio, sia come stato semi permanente. La percezione, come abbiamo visto, si attiva a seguito di esperienze la cui risposta strategica è figlia di un passato strategico che non può più funzionare. Sicché la psiche proteggerebbe la sopravvivenza del soggetto, operando in accordo alla natura di mantenimento, attivando uno stato di focalizzazione fino anche all'estremo della demenza, privandolo della consapevolezza necessaria affinché si renda conto (consapevolezza).

Demenza, come assenza di sensatezza, non può essere confusa con la follia! La follia non è perdere la ragione. E' un dono divino, oggi parecchio raro, e sarà ancora Platone a accompagnarci con il Fedro (sulla Bellezza). 

"Socrate: E dicevo che ci sono due forme di mania: una derivante da malattie umane, l'altra, invece, derivante ad  un divino mutamento radicale delle comuni consuetudini" **

La follia permette una dilatazione della percezione dove osservato e osservatore si fondono in una danza di totale connessione con il "tutto" - mente corpo anima-, è alchimia fra la razionalità e il sentimento puro. La Follia è la fine e l'inizio del grande viaggio, è una soglia di amore incondizionato.

ILTédelle5Lb

 

*Fonte: Carmide (Sulla Temperenza), Platone V sec. A.C.

**Fonte: Fedro (Sulla Bellezza), Platone V sec. A.C.


ILTédelle5Lb, attraverso la divulgazione e la condivisione dell'esperienza dei partecipanti, si propone di ampliare lo spazio dell'osservazione. Perché "Conosci Te stesso" non è soltanto un antico saluto. È una possibilità che continua ad appartenere ad ogni essere umano.


Se questa conoscenza ti coinvolge, ti aspetto da settembre 2026. Esploreremo insieme la fisiologia, il modo in cui funzioniamo e l'intelligenza delle nostre funzioni biologiche. Un viaggio che appartiene a ciascuno di noi.


Questo articolo ha finalità divulgative e propedeutiche. Offre uno spunto di osservazione del fenomeno secondo il modello teorico delle 5 Leggi Biologiche e non intende esaurire la complessità dell'argomento trattato. I contenuti non sostituiscono il parere o il percorso con i professionisti e gli specialisti di riferimento.



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NOTE DEL TESTO

    Temperanza è la capacità di mescere e mantenere in equilibrio la parte razionale con la parte emozionale. Il testo del Carmide è stato composto nel IV sec. A.C., cioè ben 3000 anni fa. Oggi a causa del secolare decadimento del sentire e della secolare riduzione del contributo del femminile allo sviluppo dell'umanità a causa di una progressiva repressione , constatiamo come nell'era moderna, tempo della ragione, la temperanza ha perso la sua componente più emozionale ed è coniata come la capacità di "avere giudizio o misura nelle cose" quindi è più vicina al nostro senso di sensatezza, piuttosto che a un vero dominio delle due parti: ragione e sentimento.



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